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Intervento 2005
Da Francoforte una lezione per un vero aiuto ai disabili
di
Davide Cervellin
Si è aperto ieri nei saloni espositivi dello Sheraton Hotel di Francoforte la terza edizione del SightCity (Città della vista) 2005. Si tratta di una manifestazione che sta assumendo per numero di espositori e di visitatori rilevanza mondiale dove vengono presentati le innovazioni e i progetti di ricerca più avanzati per l’autonomia delle persone cieche e di quelle con gravi riduzioni visive.

Oltre 50 espositori, fotografia di un comparto industriale di assoluto rilievo con decine di migliaia di occupati con fatturati di centinaia di milioni di euro a cui in particolare il governo tedesco, ma più in generale i governi del Nord America e dell’Europa, pongono particolare attenzione destinando cospicue risorse economiche a sostegno della ricerca, dell’innovazione di prodotti e dell’internazionalizzazione delle aziende e dei mercati.

Mi sembra di essere proprio in un altro mondo al di qua delle alpi, in questa bella città middle europea dove tra videoingranditori palmari, rilevatori di ostacoli laser, terminali braille fantasmagorici, macchine di lettura parlanti, la cecità o la mancanza della vista non sono soltanto una condizione sulla quale piagnucolare ed elemosinare assistenza, ma l’occasione per soddisfare bisogni autentici, mi verrebbe da dire normali di vita; e nel soddisfare questi bisogni c’è l’opportunità per tanta gente di mettere a frutto la propria creatività, il proprio genio, la propria capacità di fare, di organizzare, di sviluppare economia.

E’ incredibile notare come nonostante i prezzi siano del 30-50% superiori a quelli dei prodotti commercializzati in Italia, qui ci siano tanti clienti a visitare le sale espositive per comprare, clienti informati, esperti, liberi da condizionamenti di questa o quella organizzazione ma soprattutto in nessun modo soggiogati dalla benevolenza politica per avere un qualche contributo ad acquistare. E’ stupefacente, anche se ci vela di amarezza, constatare come il settore delle tecnologie per le persone disabili goda di grande considerazione nelle organizzazione datoriali, goda di consenso tra quelle sindacali e attenzione tra i diversi attori politici tanto da meritare un contratto di settore per i lavoratori che vi operano e avere rinnovato anche in questi anni di rallentamento della crescita economica l’attribuzione di cospicui finanziamenti per la ricerca e l’innovazione.

Come siamo distanti da questi nostri parlamentini regionali e da questo nostro parlamento nazionale che hanno soltanto comprensione per le richieste delle associazioni dei disabili che chiedono ancora soldi per le loro organizzazioni, facendo finta di non sapere, di non capire che non è chiedendo ancora denaro per sé stessi che si emancipano le persone disabili ma destinando ad esse risorse per le tecnologie e i servizi per la loro vita indipendente.

E’ questa una fase cruciale per il destino economico della regione, del nostro Paese. Qui al Sightcity di Francoforte ricevo tanti stimoli, tanti spunti per fare innovazione e avere sviluppo anche nel nostro Paese a condizione però che la politica a livello nazionale come regionale sappia compiere scelte coraggiose, sappia cambiare approccio, sappia finalmente vedere ciò di cui anche le persone disabili hanno bisogno e ciò che chiedono.

Ho tra le mani un piccolo oggetto con cui scrivo, che mi dice l’ora, la temperatura, il tempo che fa, mi dà i numeri di telefono che mi servono, mi consente di leggere con le mani gli sms che mi inviano sul telefonino e mi sento davvero meno cieco, mi sento davvero di poter dimenticare molti degli aspetti della mia diversità; ma mi spiace che questo oggetto tanto utile per la mia libertà, sia un oggetto tedesco e non sia il frutto della creatività e del lavoro di giovani veneti, di giovani italiani.

Domani, tornando a casa, mi piacerebbe tanto, portando con me l’entusiasmo respirato con l’aria del fiume Main, andando a parlare con i responsabili delle scuole, con i direttori delle biblioteche, mi farebbe tanto piacere scoprire che quando proporrò loro l’Audioreader, la macchina di lettura in voce di tutti i testi a stampa, che tutti mi dicessero “lo compriamo subito!” perché questo sarebbe non solo il modo di dare una risposta vera al bisogno di cultura dei ciechi, ma sarebbe anche il segno di un cambiamento culturale che vede le nostre genti più integrate in questa grande Europa che sta al di là delle alpi e che pulsa dinamica e creativa con gli stessi fermenti ed entusiasmi delle genti d’America, dell’Australia, del Giappone e sempre più rapidamente ora anche della Cina.

Noi veneti di tradizioni ospitali, mercantili, artistiche e religiose ma anche tanto operose, non perdiamo l’occasione di vedere negli anziani e nei disabili, nella qualità della vita di queste persone, nella risposta ai loro bisogni ciò che è utile per tutti. Io, che presto partirò per la Cina, non vorrei trovare lì le risposte che noi veneti non abbiamo saputo ancora organizzare e dare. Non vorrei proprio perdere la speranza che la nostra gente non abbia intelligenza e capacità di capire che di elemosine e di assistenza si può solo morire.

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