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Intervento 2005
Da Palermo a Milano opinioni unanimi delle associazioni di disabili e delle imprese per riformare radicalmente il Nomenclatore Tariffario
di
Davide Cervellin
Si è svolto ieri, presso la sede del Libro Parlato del Lions Club di via Boscovich a Milano, il terzo incontro volto a raccogliere indicazioni e proposte per accelerare la revisione di tutta la normativa che regola la fornitura degli ausili e delle protesi tramite il sistema sanitario nazionale DM 332/99.

E’ intervenuto il presidente del Movimento di Lotta contro l’Emarginazione Sociale, prof. Silvano Pasquini, che ha messo in luce le enormi difficoltà di applicazione delle norme, l’incongruenza e l’inutilità delle prescrizioni mediche per strumenti non sanitari e l’incompetenza delle persone preposte all’espletamento delle pratiche negli uffici delle Asl. “Questa situazione – ha detto Pasquini – non garantisce la pubblica amministrazione rispetto a una spesa mirata e qualificata e, quel che è peggio, non soddisfa i bisogni dei disabili, anzi si rivela troppo spesso per loro un mero strumento di frustrazione e di umiliazione”.

Il direttore dei Rapporti Istituzionali di Assobiomedica, Fernanda Gellona, ha messo in evidenza come la mancanza delle condizioni di un mercato libero non favorisca la competizione delle aziende in termini qualitativi ma anzi danneggi proprio quelle aziende che vogliono investire in ricerca e innovazione di prodotto. “C’è bisogno di una modifica urgente delle norme e delle procedure che regolano la materia – ha detto la Gellona – per offrire servizi più puntuali con gli strumenti che meglio possono rispondere alle necessità delle persone disabili e ai risultati del progresso tecnologico”.

Davide Cervellin, già presidente della Commissione Handicap di Confindustria e presidente della Tiflosystem S.p.a., ha illustrato una proposta organica di revisione del decreto, proposta che prevede la distinzione netta tra tecnologie compensative e ausili per l’autonomia non di pertinenza sanitaria – per i quali deve essere previsto un fondo ad hoc quantificabile in 100.000.000,00 di euro annui – e protesi, ortesi o comunque strumenti che hanno valenza sanitaria. “Esiste un approccio completamente diverso tra le due categorie – ha affermato Cervellin – le prime prevedono competenze di tipo tecnico e la personalizzazione avviene con il supporto di specialisti nell’area informatica, elettronica e meccanica che si occupano anche della formazione all’uso adeguato delle tecnologie e dei supporti stessi. Per le seconde si richiede invece una valutazione di tipo medico e il coinvolgimento comunque di personale parasanitario o di specialisti della riabilitazione. Pertanto le tecnologie compensative e gli ausili hanno una valenza rilevante per la salute e la qualità della vita dell’individuo, il loro impiego previene l’insorgere o l’aggravarsi della condizione di handicap ma resta al di fuori dell’ambito strettamente sanitario; nel secondo caso le protesi, le ortesi, ecc… restano nella sfera del trattamento sanitario tradizionale”.

“La scelta dell’ausilio o della tecnologia compensativa – ha proseguito Cervellin – deve avvenire esclusivamente da parte dell’assistito, che allega la certificazione di invalidità ed autocertificazione dello scopo dell’utilizzo o della destinazione dell’ausilio stesso. Deve essere cioè smantellata definitivamente una prassi burocratica inutile e costosa, che non qualifica la spesa pubblica e che non responsabilizza il consumatore disabile”.

Trattandosi comunque di prestazioni o servizi per l’autonomia si è proposto che vengano accreditate le aziende che possono operare in questo mercato, aziende che per essere accreditate devono rispondere a dei requisiti fondamentali, devono cioè avere un’organizzazione in grado di sostenere la personalizzazione degli ausili, l’istruzione al loro utilizzo, l’aggiornamento e la loro manutenzione; il personale deve essere regolarmente assunto ed assicurato; devono dimostrare di aver effettuato forniture di queste tecnologie per almeno i 3 anni antecedenti alla data di iscrizione all’albo.

Sono intervenute poi altre persone disabili e delle imprese che hanno concordato sulle proposte presentate. Dopo questo terzo incontro che segue quelli di Napoli e di Palermo, si sta delineando una pressoché totale unanimità di vedute tra il mondo imprenditoriale e quello dei consumatori disabili, unanimità che sollecita un rapido impegno del Parlamento e dei ministeri competenti a riformare la materia.

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