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Intervento 2005
Credo sia giusto vederci chiaro per non essere colpevoli di essere più ciechi dei ciechi
di
Davide Cervellin
In questo nostro Paese con questa classe politica così poco attenta ai valori, al rigore, alla giustizia sociale, i furbi trovano terreno fertile e, anche nel mondo della disabilità, alcune organizzazioni sono riuscite a guadagnare un potere smisurato proprio quando peraltro i loro soci le stanno ogni giorno di più abbandonando. Questo è il merito di molti burocrati ex dirigenti statali e regionali che si sono infiltrati nelle organizzazioni dei disabili conquistando cariche di segretari, consulenti, revisori dei conti e hanno messo a disposizione della causa di far crescere l’organizzazione le loro capacità, i loro collegamenti, insomma i trucchi del mestiere.

L’Unione Italiana Ciechi è l’organizzazione che più beneficia di questa situazione approfittando peraltro, e facendo leva, della cecità come elemento emozionale forte per suscitare pietà ed interesse. Ma i risultati di questa pietà ed interesse poco o pressoché nulla ricadono sulle decine di migliaia di ciechi; restano appannaggio dell’organizzazione e della sua oligarchia di dirigenti che in molti casi non cambia da decenni (lo stesso presidente nazionale ormai è lì da vent’anni, per non parlare di quello che accade in Sicilia, in Lombardia e in altre regioni d’Italia). Questi sedicenti volontari hanno prebende economiche sotto forma di gettoni, di presenza, di indennità di carica, di rimborsi spese e gestiscono non poco potere attraverso centri di formazione, controllo di appalti, gestione di patrimoni immobiliari.

E’ pertanto necessario aprire un dibattito serio sulla gestione di organizzazioni come l’Unione Italiana Ciechi e aprire gli occhi a chi li vuole aprire su come scorrono fiumi di denaro.

1- Attività commerciali

Innanzitutto l’Unione Italiana Ciechi, accanto alle attività di promozione e di sindacato, gestisce due attività commerciali: il Centro Tiflotecnico di Roma e la Casa Albergo Vacanze Giuseppe Fucà di Tirrenia (PI).
Come mai i soldi dello Stato per l’assistenza e la promozione sociale si mescolano nel bilancio dell’Unione con quelli di queste due attività commerciali?
Perché è consentito che l’UIC utilizzi le sue strutture associative, le sedi, il personale, i finanziamenti pubblici per fare attività concorrenti con negozi e ditte private?
Perché l’UIC in molti appalti pubblici interviene sulle Asl per far acquistare loro soltanto gli ausili e le tecnologie per i quali ha un interesse diretto?
Perché la Casa Vacanze Giuseppe Fucà di Tirrenia e il Centro Tiflotecnico non sono organizzate come aziende a sé stanti e hanno un loro bilancio autonomo?

2- Contributi e proventi

L’Unione Italiana Ciechi è un’organizzazione fortemente verticistica che non lascia pressoché nessuna autonomia alle sezioni provinciali e regionali. I riti democratici elettivi sono fortemente condizionati dal benestare centrale.
Perché nel bilancio, che viene esposto alla Corte dei Conti, vengono dichiarati solo i proventi dello Stato e non le decine di milioni di euro di contributi che l’UIC incassa sul territorio attraverso finanziamenti regionali, provinciali, comunali e altro?
E perché nelle relazioni che accompagnano le richieste di contributi alle regioni, alle province e ai comuni non si espongo i proventi statali?

3- Patrimonio

L’Unione Italiana Ciechi dispone di un ingente patrimonio immobiliare e mobiliare cumulato con lasciti e donazioni, con investimenti ed operazioni finanziarie attraverso l’impegno di molti avveduti dirigenti territoriali. Da Bolzano a Catania, da Aosta a Trieste, gran parte delle sedi degli uffici dell’UIC sono di proprietà e, accanto agli uffici, centinaia sono le unità abitative, le ville, i terreni che fanno capo all’UIC. Cospicui sono anche gli accantonamenti in titoli e obbligazioni o altre forme di investimento mobiliare.
Perché tutto questo non appare nel bilancio della sede centrale e nella relazione alla Corte dei Conti?

4- Altri patrimoni, altre attività

L’Unione Italiana Ciechi, avocando a sé il diritto di rappresentanza, gestisce in molti casi gli ex istituti per ciechi che hanno patrimoni più che rilevanti in immobili e terreni. Gestisce l’agenzia per la prevenzione della cecità, le attività della Biblioteca Nazionale per Ciechi “Regina Margherita” di Monza, il servizio del Libro Parlato e le attività dell’IRIFOR, che ricevono cospicui finanziamenti statali nonché contributi comunali e provinciali.

Io credo che ce ne sia abbastanza per incominciare a chiedere un aiuto economico all’UIC per aiutare veramente i ciechi bisognosi e magari per aiutare anche le tante altre piccole organizzazioni che non dispongono di questo enorme ben di dio che il Parlamento e gli amministratori pubblici regionali e locali non hanno la grazia di vedere.
Io credo che l’Unione Italiana Ciechi potrebbe vivere di rendita e finirla con l’elemosinare denaro pubblico che meglio sarebbe venisse orientato a chi veramente ne ha bisogno.

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