Intervento 2005
Gli anziani e i disabili sono anche una questione economica
e delle attività produttive e non solo un problema sanitario sociale
di
Davide Cervellin
di
Davide Cervellin
Le spese della sanità, regolate dal DM 332 del
27.08.99 conosciuto come Nomenclatore Tariffario che comprendono le
protesi, i materiali monouso (cateteri, pannoloni…) e le tecnologie
compensative, sono di poco superiori ad 1 miliardo di euro all’anno
e di questi poco più di 10 milioni di euro rappresentano la spesa
per le tecnologie compensative per i ciechi e gli ipovedenti (macchine
e sistemi di lettura, display braille, sistemi ingrandenti, ecc..),
e altri 60 milioni di euro vengono spesi per le carrozzine.
Ciò significa che il costo delle tecnologie compensative rappresenta una percentuale che non arriva al 7% della spesa complessiva.
E’ chiaro che tutta questa spesa risulta troppo spesso poco qualificante e rispondente ai bisogni di autonomia delle persone disabili. E’ infatti improntata ad un approccio più di tipo risarcitorio che di tipo riabilitativo, cioè gli strumenti e le protesi vengono date a chi ha una menomazione piuttosto che a chi ha un bisogno, un obiettivo di autonomia da soddisfare.
Il decreto 332 nelle indicazioni dell’Estensore doveva essere una norma transitoria che doveva cedere il posto, a partire dal 2001, a una riforma complessiva della materia. Ma in Italia per il contrapporsi di micro interessi e di incapacità di decidere, il transitorio diventa definitivo e il poco chiaro e l’indefinito giuridico diventano terreno per una giungla di interpretazioni, di comportamenti, di sperequazioni. Così oggi accade che l’applicazione di questo decreto sia assolutamente difforme non tanto da regione a regione, ma nella stessa regione da Asl a Asl. C’è chi fa le gare per lotti di prodotti, chi fa gare per un‘unica aggiudicazione su tutte le forniture, chi applica il general contract, chi non fa nessuna gara. Ci sono Asl che acquistano la stessa categoria di prodotti al 20-30% in più del loro valore commerciale e ci sono Asl che non riconoscono per talune categorie di prodotti neppure il prezzo minimo reperibile sul mercato.
E’ necessario quindi dare a chi ha bisogno evitando di sperperare inutilmente e pericolosamente risorse e che il Parlamento ponga urgentemente mano alla materia creando le condizioni per lo svilupparsi di un libero mercato, la qualificazione della spesa, il soddisfacimento autentico del diritto di autonomia e vita indipendente delle persone disabili attraverso le tecnologie compensative.
Per questo voglio qui suggerire alcuni spunti per una riforma che tenga conto della realtà socio-economica del Paese e del livello di sviluppo del comparto, suggerimenti che traggono origine da i miei 25 anni di esperienza e di coinvolgimento nel settore.
· Come riformare il Nomenclatore Tariffario DM n. 332 del 27 agosto 1999:
1. Scorporare gli ausili per l’autonomia e le tecnologie compensative dall’elenco delle protesi e dei presidi sanitario - curativi. Esiste un approccio completamente diverso tra le due categorie: le prime prevedono competenze di tipo tecnico e la personalizzazione avviene con il supporto di specialisti nell’area informatica, elettronica e meccanica che si occupano anche della formazione all’uso adeguato delle tecnologie e dei supporti stessi. Per le seconde si richiede invece una valutazione di tipo medico e il coinvolgimento comunque di personale parasanitario o di specialisti della riabilitazione. Pertanto le tecnologie compensative e gli ausili hanno una valenza rilevante per la salute e la qualità della vita dell’individuo, il loro impiego previene l’insorgere o l’aggravarsi della condizione di handicap ma resta al di fuori dell’ambito strettamente sanitario; nel secondo caso le protesi, le ortesi, ecc… restano nella sfera del trattamento sanitario tradizionale.
2. Fare una netta distinzione tra le tecnologie compensative e gli ausili per i quali ci deve essere un impegno della pubblica amministrazione e quelli, piccoli oggetti della vita quotidiana come il bastone bianco, le pile per le protesi acustiche,… che dovranno essere acquistati direttamente dalla persona disabile con riferimento ai provvedimenti di tipo socio-assistenziale, pensione e indennità di accompagnamento e che tutt’al più potranno poi essere dedotti come spese sanitarie. Ciò si giustifica per il basso costo di questi ausili, massimo qualche decina di euro, per i quali la procedura di fornitura del nomenclatore tariffario risulta di gran lunga più onerosa (prescrizione del medico specialista, offerta della ditta fornitrice, emissione dell’ordine, collaudo, emissione della fattura,…) che il valore del singolo prodotto. Si ritiene altresì assolutamente contraddittorio, con i livelli di assistenza raggiunti, prevedere a carico della pubblica amministrazione la fornitura di oggetti irrilevanti per la conquista di autonomia del soggetto disabile come la sveglia tattilo-parlante, l’orologio da tasca tattile o parlante, il termometro tattilo-parlante, la tavoletta braille, anche perché questi oggetti oggi hanno dei costi che nelle diverse versioni non differiscono da quelli degli strumenti standard. E’ del tutto evidente che gli strumenti che devono essere dati per compensare una menomazione, un deficit, devono risultare a carico della collettività quando rappresentano un maggior costo rispetto all’acquisto di prodotti della stessa categoria per tutte le altre persone, i cosiddetti normodotati, e che effettivamente risultano determinanti per la vita di relazione, la scuola, il lavoro (si pensi ad esempio al computer palmare con sintesi vocale per le persone prive di voce, la macchina di lettura per i ciechi o agli accessori per il controllo ambientale o domotica per le persone prive di movimento).
3. Prevedere un prezzo massimo rimborsabile per ciascuna categoria di ausili (carrozzine manuali, carrozzine elettriche, macchine di lettura parlanti), prezzo massimo che dovrà risultare dalla media dei prodotti per categoria a listino delle ditte accreditate.
4. Prevedere per ciascuna categoria un tempo di fornitura minima entro il quale non possono essere avanzate ulteriori richieste – vedi quanto previsto per le agevolazioni fiscali delle automobili.
5. Prevedere l’accreditamento in un albo nazionale per le aziende in quanto, per qualificare la spesa e rendere veramente efficace la tecnologia compensativa o l’ausilio per la realizzazione di autonomia, gli stessi dovranno essere utilizzati correttamente dagli assistiti e mantenuti sempre in stato di massima efficienza. Ciò richiede che i fornitori abbiano delle caratteristiche peculiari e non siano dei meri commercianti o importatori.
Requisiti fondamentali delle aziende:
· che abbiano un’organizzazione in grado di sostenere:
- la personalizzazione degli ausili
- l’istruzione al loro utilizzo
- l’aggiornamento e la manutenzione
- che tutto il personale sia regolarmente assunto ed assicurato
- che in pianta organica ci sia almeno una persona disabile, anche per le aziende con meno di 15 dipendenti
- che possano dimostrare di aver effettuato forniture di queste tecnologie per almeno i 3 anni antecedenti alla data di iscrizione all’albo
6. Che la scelta dell’ausilio o della tecnologia compensativa avvenga esclusivamente da parte dell’assistito, che allega la certificazione di invalidità ed autocertificazione dello scopo dell’utilizzo o della destinazione dell’ausilio stesso. Deve essere cioè smantellata definitivamente una prassi burocratica inutile e costosa, che non qualifica la spesa pubblica e che non responsabilizza il consumatore disabile.
7. L’ausilio può essere acquistato direttamente dall’assistito e la spesa sostenuta è compensata per i produttori di reddito nel 730 modello unico, e per i non produttori di reddito, richiesta a un apposito organismo costituito a livello regionale che avrà il compito di gestire il “Fondo ausili e tecnologie compensative” costituito a livello nazionale per l’ammontare di euro 100.000.000,00 annui per il triennio 2006-2008 e ripartito tra le diverse regioni in relazione alla popolazione residente. Tale organismo potrebbe coincidere per contiguità di competenze con la struttura regionale dell’INAIL a cui viene attribuito il fondo.
Il sollevare le Asl da questa incombenza semplifica le procedure, consente un notevolissimo risparmio di costi burocratici inutili e crea maggior soddisfazione nei soggetti destinatari.
Ciò significa che il costo delle tecnologie compensative rappresenta una percentuale che non arriva al 7% della spesa complessiva.
E’ chiaro che tutta questa spesa risulta troppo spesso poco qualificante e rispondente ai bisogni di autonomia delle persone disabili. E’ infatti improntata ad un approccio più di tipo risarcitorio che di tipo riabilitativo, cioè gli strumenti e le protesi vengono date a chi ha una menomazione piuttosto che a chi ha un bisogno, un obiettivo di autonomia da soddisfare.
Il decreto 332 nelle indicazioni dell’Estensore doveva essere una norma transitoria che doveva cedere il posto, a partire dal 2001, a una riforma complessiva della materia. Ma in Italia per il contrapporsi di micro interessi e di incapacità di decidere, il transitorio diventa definitivo e il poco chiaro e l’indefinito giuridico diventano terreno per una giungla di interpretazioni, di comportamenti, di sperequazioni. Così oggi accade che l’applicazione di questo decreto sia assolutamente difforme non tanto da regione a regione, ma nella stessa regione da Asl a Asl. C’è chi fa le gare per lotti di prodotti, chi fa gare per un‘unica aggiudicazione su tutte le forniture, chi applica il general contract, chi non fa nessuna gara. Ci sono Asl che acquistano la stessa categoria di prodotti al 20-30% in più del loro valore commerciale e ci sono Asl che non riconoscono per talune categorie di prodotti neppure il prezzo minimo reperibile sul mercato.
E’ necessario quindi dare a chi ha bisogno evitando di sperperare inutilmente e pericolosamente risorse e che il Parlamento ponga urgentemente mano alla materia creando le condizioni per lo svilupparsi di un libero mercato, la qualificazione della spesa, il soddisfacimento autentico del diritto di autonomia e vita indipendente delle persone disabili attraverso le tecnologie compensative.
Per questo voglio qui suggerire alcuni spunti per una riforma che tenga conto della realtà socio-economica del Paese e del livello di sviluppo del comparto, suggerimenti che traggono origine da i miei 25 anni di esperienza e di coinvolgimento nel settore.
· Come riformare il Nomenclatore Tariffario DM n. 332 del 27 agosto 1999:
1. Scorporare gli ausili per l’autonomia e le tecnologie compensative dall’elenco delle protesi e dei presidi sanitario - curativi. Esiste un approccio completamente diverso tra le due categorie: le prime prevedono competenze di tipo tecnico e la personalizzazione avviene con il supporto di specialisti nell’area informatica, elettronica e meccanica che si occupano anche della formazione all’uso adeguato delle tecnologie e dei supporti stessi. Per le seconde si richiede invece una valutazione di tipo medico e il coinvolgimento comunque di personale parasanitario o di specialisti della riabilitazione. Pertanto le tecnologie compensative e gli ausili hanno una valenza rilevante per la salute e la qualità della vita dell’individuo, il loro impiego previene l’insorgere o l’aggravarsi della condizione di handicap ma resta al di fuori dell’ambito strettamente sanitario; nel secondo caso le protesi, le ortesi, ecc… restano nella sfera del trattamento sanitario tradizionale.
2. Fare una netta distinzione tra le tecnologie compensative e gli ausili per i quali ci deve essere un impegno della pubblica amministrazione e quelli, piccoli oggetti della vita quotidiana come il bastone bianco, le pile per le protesi acustiche,… che dovranno essere acquistati direttamente dalla persona disabile con riferimento ai provvedimenti di tipo socio-assistenziale, pensione e indennità di accompagnamento e che tutt’al più potranno poi essere dedotti come spese sanitarie. Ciò si giustifica per il basso costo di questi ausili, massimo qualche decina di euro, per i quali la procedura di fornitura del nomenclatore tariffario risulta di gran lunga più onerosa (prescrizione del medico specialista, offerta della ditta fornitrice, emissione dell’ordine, collaudo, emissione della fattura,…) che il valore del singolo prodotto. Si ritiene altresì assolutamente contraddittorio, con i livelli di assistenza raggiunti, prevedere a carico della pubblica amministrazione la fornitura di oggetti irrilevanti per la conquista di autonomia del soggetto disabile come la sveglia tattilo-parlante, l’orologio da tasca tattile o parlante, il termometro tattilo-parlante, la tavoletta braille, anche perché questi oggetti oggi hanno dei costi che nelle diverse versioni non differiscono da quelli degli strumenti standard. E’ del tutto evidente che gli strumenti che devono essere dati per compensare una menomazione, un deficit, devono risultare a carico della collettività quando rappresentano un maggior costo rispetto all’acquisto di prodotti della stessa categoria per tutte le altre persone, i cosiddetti normodotati, e che effettivamente risultano determinanti per la vita di relazione, la scuola, il lavoro (si pensi ad esempio al computer palmare con sintesi vocale per le persone prive di voce, la macchina di lettura per i ciechi o agli accessori per il controllo ambientale o domotica per le persone prive di movimento).
3. Prevedere un prezzo massimo rimborsabile per ciascuna categoria di ausili (carrozzine manuali, carrozzine elettriche, macchine di lettura parlanti), prezzo massimo che dovrà risultare dalla media dei prodotti per categoria a listino delle ditte accreditate.
4. Prevedere per ciascuna categoria un tempo di fornitura minima entro il quale non possono essere avanzate ulteriori richieste – vedi quanto previsto per le agevolazioni fiscali delle automobili.
5. Prevedere l’accreditamento in un albo nazionale per le aziende in quanto, per qualificare la spesa e rendere veramente efficace la tecnologia compensativa o l’ausilio per la realizzazione di autonomia, gli stessi dovranno essere utilizzati correttamente dagli assistiti e mantenuti sempre in stato di massima efficienza. Ciò richiede che i fornitori abbiano delle caratteristiche peculiari e non siano dei meri commercianti o importatori.
Requisiti fondamentali delle aziende:
· che abbiano un’organizzazione in grado di sostenere:
- la personalizzazione degli ausili
- l’istruzione al loro utilizzo
- l’aggiornamento e la manutenzione
- che tutto il personale sia regolarmente assunto ed assicurato
- che in pianta organica ci sia almeno una persona disabile, anche per le aziende con meno di 15 dipendenti
- che possano dimostrare di aver effettuato forniture di queste tecnologie per almeno i 3 anni antecedenti alla data di iscrizione all’albo
6. Che la scelta dell’ausilio o della tecnologia compensativa avvenga esclusivamente da parte dell’assistito, che allega la certificazione di invalidità ed autocertificazione dello scopo dell’utilizzo o della destinazione dell’ausilio stesso. Deve essere cioè smantellata definitivamente una prassi burocratica inutile e costosa, che non qualifica la spesa pubblica e che non responsabilizza il consumatore disabile.
7. L’ausilio può essere acquistato direttamente dall’assistito e la spesa sostenuta è compensata per i produttori di reddito nel 730 modello unico, e per i non produttori di reddito, richiesta a un apposito organismo costituito a livello regionale che avrà il compito di gestire il “Fondo ausili e tecnologie compensative” costituito a livello nazionale per l’ammontare di euro 100.000.000,00 annui per il triennio 2006-2008 e ripartito tra le diverse regioni in relazione alla popolazione residente. Tale organismo potrebbe coincidere per contiguità di competenze con la struttura regionale dell’INAIL a cui viene attribuito il fondo.
Il sollevare le Asl da questa incombenza semplifica le procedure, consente un notevolissimo risparmio di costi burocratici inutili e crea maggior soddisfazione nei soggetti destinatari.
|
| Sistema qualità ISO 9001-2000